Quando la Politica diventa meme
I cosiddetti "meme" sono ad oggi la forma satirica che meglio si addice alla frenetica vita del mondo moderno. Come quest'ultima infatti, anche i social network vengono rapidamente scansionati in cerca di vignette che attraggano l'attenzione.
Oggi come un tempo, la satira è un'importante strumento di comunicazione, soprattutto di contenuti che a prima vista potrebbero apparire scomodi. L'apporto di internet al mondo della vignettistica politica ha indubbiamente scalfito in profondità le modalità con cui oggi un utente medio di un social network esprime le proprie opinioni: quel famoso "pollice all'insù" non promuove solo video di gattini o gare di automobili, ma anche opinioni politiche ed i candidati stessi. Oltre ai piccoli stati che ognuno può direttamente scrivere e condividere, niente di più diretto ed immediato esiste se confrontato ai meme. Questi sono, e forse saranno ancora per diverso tempo, una forma talmente rapida e che si sposa così bene con l'humor, da poter essere considerati a loro modo degli "influenzatori".
Per quanto siano infatti solitamente semplici e privi di un vero e proprio contenuto, la canalizzazione dell'odio politico nei confronti di una data personalità può portare alla formulazione di meme con elementi fasulli, diretti figli delle cosiddette "fake news", ma di cui però non importa il riscontro veritiero, perché comunque si mettano le cose, si potrà dire fossero divertenti.
L'intrattenimento online si mischia così alla sfera politica, generando ideatori, disegnatori, opinionisti ed odiatori di quel grande mondo della vignetta sui social network e sul messaggio che essa trasporta.
Perché questo dovrebbe essere ritenuto importante?
Guardiamo un attimo a quello che sono i giovani tipo di oggi: ragazzi completamente immersi nel mondo della tecnologia, sempre indaffarati a scorrere la home e poco interessati invece ad aprire un semplice articolo per leggerlo da cima a fondo. Il titolo basta e avanza per farsi un'idea degli avvenimenti e quindi anche per argomentare un domani durante una discussione. Immaginiamoci poi che nulla cambi e che il progresso tecnologico o l'apporto che ha questo sulla società non si modifichi nel tempo: fra una decina d'anni ci ritroveremmo con nuove decine di migliaia di votanti che potrebbero direzionare la propria opinione nel verso in cui son stati lanciati da un determinato meme.
Il gigantesco mondo online ha saputo dimostrare a quello reale che l'importanza di saper dominare la grande onda del Web comporta benefici (in termini elettorali) molto redditizi. Negli Stati Uniti d'America abbiamo l'esempio più lampante.
Durante le scorse elezioni presidenziali infatti, i principali media come canali TV e testate giornalistiche non avrebbero mai dato Trump vincitore, soprattutto nei primi mesi. Tutto questo è andato sempre più sfumando man mano che ci si rendeva conto che in realtà il caro vecchio Donald si era impadronito dei dibattiti online, mantenendo sempre (nel bene o nel male) i riflettori puntati su di se. E come disse Andy Warhol, tutti gli scandali aiutano la pubblicità, perché non c'è migliore pubblicità di quella cattiva.
Volendo dirla fino in fondo, Trump era sempre sulla bocca di tutti per via dei suoi "scandali", piccole gaffe che lo mantenevano costantemente in prima pagina e che illudevano i suoi avversari che fosse uno da non temere vista l'ovvia vittoria che la Clinton avrebbe ottenuto.
In Italia abbiamo esempio di tutto questo. Basandoci sulle percentuali emerse dagli spogli elettorali, non possiamo non notare come M5S e Lega abbiano ottenuto percentuali spaventosamente elevate. Mentre i primi, sui social, sono seguiti ad ogni loro video da centinaia di migliaia di persone, Salvini dal canto suo ha ribaltato il destino nefasto a cui la vecchia Lega stava andando incontro. Entrambi però hanno qualcosa in comune: sono molto attivi sulle piattaforme online. Ed è proprio attraverso i social che si possono costantemente e quotidianamente raggiungere i propri elettori ed i propri "haters", quasi azzerando la distanza con loro e permettendogli di interagire attraverso commenti e scambi di "mi piace".
Per quanto tutto questo sia interessante ed in un certo senso anche utile, gli accattivanti meme sono i portavoce di questa manifestazione di superficiale interesse alla politica (e non solo), perché a tali vignette non interessa se un candidato è un leader per passione, professione o tornaconto: attireranno sempre la curiosità di qualcuno con un disegno ed una battuta divertenti.
Sabbioni Sebastiano

